Torino Valdocco

Dopo la 152° Spedizione Missionaria Salesiana: Dieudonné Ramazani Lukundula

(ANS – Roma) – “Per me diventare missionario salesiano è un desiderio che risale alla mia infanzia. Sono nato in una famiglia originariamente non cristiana, ma convertita al cristianesimo, sono cresciuto nella parrocchia missionaria di Nyakasanza di Ituri-Bunia, nel Nord-Est del mio Paese, la Repubblica Democratica del Congo, e lì sono stato battezzato e cresimato, nel 2002. Sin dal mio noviziato, iniziato nel 2017, ho manifestato al mio Maestro la mia aspirazione ad essere missionario”. Così si presenta ai lettori di ANS il giovane Dieudonné Ramazani Lukundula, salesiano congolese, che domenica scorsa, 21 novembre, ha ricevuto dal Rettor Maggiore, Don Ángel Fernández Artime, la Croce Missionaria della 152° Spedizione Missionaria Salesiana.

Hai scelto tu la destinazione o ti è stata assegnata? Ne sei felice?

Sono stato destinato al Nord-Africa, una terra a grande maggioranza musulmana. La scelta è stata del Rettore Maggiore, in collaborazione con il Settore per le Missioni, ma sono stato felice di ricevere questa notizia che mi permette di tornare a vivere tra e con i miei fratelli musulmani.

Come hanno preso la tua scelta missionaria le persone a te vicine?

La mia famiglia è molto felice di sapere che sono stato inviato ad una nobile missione, e anche i miei amici mi hanno promesso le loro preghiere quotidiane, e ho letto un’espressione di gioia sui loro volti quando ho dato loro la notizia.

Hai qualche dubbio o paura riguardo la nuova cultura, la nuova realtà…?

Vivere fuori dalla propria zona di comfort presenta alcune paure, ma fortunatamente sono gestibili. Per me, andare in Tunisia non mi frustra, perché vado a vivere con i miei compagni africani, i miei fratelli, in una cultura inclusiva e aperta a tutte le razze.

Che progetti o sogni hai per la tua missione?

Come inviato in una nuova terra di missione, vorrei indicare ai giovani tunisini la preoccupazione di cercare le virtù umane, evangeliche e sociali in questo mondo postmoderno. Far rivivere Cristo, la Chiesa e Don Bosco nel nostro modo di oggi, nell’ambiente in cui lavoriamo.

Hai dei modelli di missionario che vuoi imitare?

Penso che per vivere a Manouba o a Tunisi dovrà vivere il Vangelo come Cristo, come Don Bosco e nella benevolenza silenziosa di San Francesco d’Assisi.

La vita missionaria è soprattutto evangelizzazione e zelo pastorale per le anime. Ti senti pronto in questo campo?

Penso che ciò che più conti sia essenzialmente una presenza discreta, ma autentica.

Vuoi mandare un messaggio ai tuoi confratelli o ai giovani?

La vocazione missionaria è un dono benedetto che Dio stesso ha impiantato in tutti… E davanti a tante insidie e pericoli, la Chiesa, la Bibbia, le Beatitudini rimangono l’unica strada che ci riporta al cento per cento all’ascolto della nostra vocazione.

Ai giovani, anche quelli che vorrebbero continuare la vita missionaria salesiana, vorrei dire che devono saper discernere la verità, lasciarsi guidare dal vento della semplicità, dell’apertura, dell’umiltà, della generosità e, soprattutto, dedicarsi totalmente al cammino della pazienza.

 

Articolo tratto da: https://www.infoans.org/index.php?option=com_k2&view=item&id=14151:rmg-dopo-la-152-spedizione-missionaria-salesiana-don-dieudonne-ramazani-lukundula&Itemid=1659&lang=it