La Scelta…di Ronald Weasley «Miseriaccia, Harry ed Hermione»

Questo deve aver pensato il giovane Weasley nel momento in cui si rese conto della sbandata che aveva preso e della ferita che si era procurato e aveva procurato a i suoi più cari amici; ma andiamo con ordine.

Per i comuni babbani che non conoscono la storia di Harry Potter cercherò di fare un breve recap di cosa e soprattutto di chi stiamo parlando. Harry Potter è il bimbo che è sopravvissuto all’attacco di uno dei più potenti maghi oscuri conosciuti: Lord Voldemort. Sopravvive, non per le sue capacità ma perché il sacrificio di sua madre riesce a creare una sorta di scudo emotivo che protegge il neonato Harry Potter. Harry, crescendo, entra a Hogwarts, una scuola di magia dove impara incantesimi, soprattutto fa amicizia con Hermione Granger e Ronald Weasley. Ogni anno Hogwarts porta nuove sfide: misteri da risolvere, creature pericolose, complotti, tradimenti, e soprattutto la lenta ricostruzione del corpo e dell’influenza di Voldemort. Harry non è un eroe solitario: la sua forza nasce dalle relazioni, dalla lealtà degli amici, dal coraggio che scopre dentro di sé e dalla capacità di scegliere il bene anche quando costa. Per sconfiggere Voldemort scoprirà che dovrà distruggere 7 oggetti (chiamati Horcrux) dove il potente mago oscuro ha nascosto frammenti della sua anima.

Nell’ultimo libro, tra i capitoli 16-19, i tre amici nomadi e forestieri portano appresso uno di questi Horcrux, un medaglione che indebolisce chi lo porta; il medaglione infatti non crea emozioni nuove: ingrandisce quelle che già esistono. È come uno specchio deformante che riflette solo il peggio. Quando è Ron a doverlo portare, le crepe che vivono dentro il giovane amico di Harry Potter sono amplificate: si sente sempre “il secondo”, vive all’ombra dei fratelli, ammira Harry ma lo invidia, ama Hermione ma teme di non essere ricambiato; ha paura di non valere abbastanza. Queste paure sovrastano così tanto Ron che in un momento preso dalla disperazione fugge e lascia Harry ed Hermione soli.

Qui finalmente arriviamo al nocciolo della nostra riflessione; Ronald Weasley non è il prescelto. Non è il più brillante, né il più forte, né il più famoso. Eppure, quando pensiamo alle scelte decisive della saga di Harry Potter, Ron è sempre lì: goffo, impulsivo, pieno di paure… ma capace di atti di coraggio che non derivano da una strategia, bensì da un cuore che si lascia toccare. Ron non “sceglie” come chi compila una lista pro/contro, lui sceglie perché ama, perché si affeziona, perché si lascia ferire anche quando decide di andarsene, nel suo maggiore momento di crisi. Lui come altri può dire di essere stato un bravo bambino, un bravo studente, un bravo amico; ma ad un certo punto tutte le sue certezze crollano.

In questi mesi si è tanto parlato di scelte, soprattutto riguardo a sacerdoti che decidono di “spogliarsi”. A mio avviso, sembra che sia passato il messaggio che la scelta sia un atto di volontà pura, quasi tecnica, “mentale”; Ron Weasley ci ricorda invece che non scegliamo mai da soli, senza rischiare di perdere qualcosa o coinvolgere il cuore. La scelta non è un esercizio di autonomia, ma un atto di relazione. Ron non sceglie Harry perché è giusto, ma perché gli vuole bene; non sceglie Hermione perché è conveniente, ma perché il cuore lo spinge a fare. La sua scelta di tornare dopo essere scappato non è il frutto di una piena comprensione ma nasce dalla consapevolezza che senza gli altri non è nessuno. La scelta, quella vera, non nasce dalla chiarezza mentale, bensì da una ferita che diventa apertura.

Ron poteva sfruttare le sue amicizie, costituire un nuovo esercito contro Voldemort con la fama che negli anni si era creato, abbandonando Harry ed Hermione. Tuttavia sa bene che non deve scegliere ciò che è più conveniente (anche se oggettivamente più semplice), ma perché è capace di affidarsi; il cuore non è un ostacolo alla libertà, ma la sua sorgente. D’altronde il cuore quando sceglie non è mai perfetto, ma cerca di essere vero e coerente.

Se c’è un capitolo di tutti i198 della saga di Harry potter che più preferisco è proprio il capitolo 19 del Settimo libro. È un concentrato di verità, di amicizia, di sbagli e di abbracci. È lì che Ron diventa davvero eroe, è lì che la storia prende un’altra piega perché, se i nostri amici vogliono sconfiggere Voldemort, c’è solo una maniera in cui farlo: insieme. Non è una novità che la divisione venga dal male (diavolo significa proprio questo, separazione).

Ron non sceglie di tornare perché è diventato improvvisamente maturo, lo fa perché ama e non riesce a stare lontano da chi ama, è una scelta che nasce da una ferita, non dalla performance, non dal desiderio di vendere più libri, di avere più follower e like. Ron è l’anti-manuale motivazionale.

C’è chi nei suoi libri scrive “decidi chi vuoi essere” dando all’atto dello scegliere un tono volontaristico, troppo umano, Ron risponde: “Decido perché qualcuno mi ha amato, anche quando non me lo meritavo, scelgo perché sono stato scelto”.

In questi giorni del triduo Pasquale anche Cristo ci ricorda l’importanza della scelta, una scelta che passa dalla sofferenza, una scelta che abbraccia la Croce ma che non si ferma al Venerdì Santo, una scelta, in quanto autentica, che chiama inevitabilmente a Risorgere; perché le scelte per noi cristiane non sono mai riconducibili a noi stessi ma hanno il sapore di Eterno, hanno quel di più che non viene da noi ma che solo il Buon Dio può donare ed è proprio per questo che esse diventano autentiche, Pasqua ci chiama a scegliere, a scegliere di Risorgere e si sa che Risurrezione non è un verbo attivo, non può venire dalla nostra bravura ma dalla nostra fiducia e radicalità.

Nel capitolo 19 ad un certo punto troviamo Hary che inizialmente vede un patronus una delle magie più potenti e capaci di allontanare chi è capace di toglierci la gioia di vivere, i Dissennatori; successivamente però vede qualcosa di più potente, qualcosa di più forte di qualsiasi altra magia, il suo amico, le sue relazioni.

Ed è così che voglio concludere questo articolo, proprio con questa citazione, per ricordarci che la scelta ci coinvolge ma non dipende solo da noi, che è importante tenere conto delle proprie fragilità e non solo dello stare bene.

“La cerva d’argento non era nulla, nulla a confronto del ritorno di Ron; non riusciva a crederci […] Si mossero simultaneamente l’uno verso l’altro e si abbracciarono. Harry si aggrappo al dorso ancora zuppo della giacca di Ron”

Stefano Cortesiano SDB