Casa Tabor

Tutti in campo: a settembre inizia la stagione!

Giovani confratelli in squadra per una due giorni “primaverile”

Incontrare il volto dei giovani ai quali siamo mandati significa, per noi Salesiani di Don Bosco, incontrare il volto di Gesù che ci chiama a seguirLo più da vicino. Alla stessa maniera, anche quest’anno abbiamo avuto – e scrivo a nome dei giovani confratelli – la preziosa opportunità di riconoscere il volto luminoso del Figlio di Dio incrociando lo sguardo dei fratelli che il Signore ha chiamato per sé e mandato ai giovani. «Missione e comunità non sono elementi separabili» ha ribadito accoratamente don Pippo Ruta ed è in questo spirito che i giovani confratelli hanno vissuto il campo a Sant’Alfio nei primi due giorni del mese di Settembre. A conclusione delle esperienze estive è stato, questo, un buon modo per ritrovarci insieme, condividere fraternamente le gioie e alcune fatiche incontrate sui nostri cammini. Diversi gli oratori e gli ambienti salesiani che hanno vissuto – oltre la nostra presenza – la nostra carica giovanile ed il nostro lavoro; in quei luoghi abbiamo potuto sperimentare le realtà comunitarie della nostra Ispettoria in terra siciliana ed in terra tunisina, nelle opere o attività dove siamo presenti con lo spirito salesiano che ci contraddistingue. Nella condivisione fraterna si è più volte sottolineata la testimonianza di una vita religiosa perseverante e fervorosa che taluni confratelli manifestano e allo stesso tempo, con parresìa, ci si è confrontati su alcune realtà claudicanti dove l’impegno di tutti è richiesto come necessario e dove senza programmazione né competenze specifiche non si può svolgere fedelmente la propria missione. Aver identificato e chiamato per nome queste ultime realtà ci ha permesso di avere degli orizzonti di futuro: prospettive che fanno ben sperare.

Il primo giorno del campo ci ha visto partecipi dell’affidamento della nostra vita a Maria, Madre nostra, con un pellegrinaggio mariano, a seguire abbiamo vissuto un tempo largo di condivisione fraterna. Il giorno successivo abbiamo avuto modo di confrontarci con il Delegato della Pastorale Giovanile della nostra Ispettoria e il referente dell’Animazione Missionaria che ci hanno aiutato ad allargare ancor di più gli orizzonti sul domani. L’invito che don Pippo ci ha fatto a conclusione del nostro campo è stato quello di essere confratelli «realisti e creativi» capaci di «spendere e consumare la nostra vita nell’esperienza comunitaria». Sorretti e accompagnati da quest’ambiente fraterno venutosi a creare sei giovani salesiani hanno pubblicamente rinnovato la loro professione religiosa come figli di Don Bosco, impegnandosi fra l’altro – come si trova nell’art. 24 delle nostre Costituzioni – «a donare tutte le forze a quelli a cui ci manderai» che siano essi giovani o confratelli.

Antonino Garufi sdb.