Sanremo

Le famose pagelle di Sanremo a cura di don Stefano Cortesiano, prima puntata

Ritornano le ormai “famose” pagelle di Sanremo, quest’anno anche per aumentare un po’ il desiderio e la suspance si è scelto di pubblicarle in due puntate, oggi la prima metà (in ordine alfabetico) prossima settimana la seconda metà.

Achille Lauro – Incoscienti Giovani

«Di amore muori veramente». Quarta partecipazione al festival di Achille Lauro, il giovane artista sembra aver scelto per quest’anno uno stile più “sobrio” e intenso; abituati alle sue “trovate” per far parlare di sé quest’anno finalmente ha deciso di mettere la musica al centro e non la performance e mi sembra che questa scelta sia stata abbastanza azzeccata. La canzone parla di un amore giovane di quelli con tante aspettative, quante volte guardando le nostre prime storie d’amore abbiamo detto/fatto cose che rivedendole dopo sembrano esagerate? Ma l’amore fa proprio questo amplifica, soprattutto il giovane amore, quello che ci fa dire “senza di te non posso stare” oppure “morirei per te”. Non è un amore sbagliato, è un amore ancora grezzo, che va purificato, che fa limato e provato con il fuoco e che porta in sé anche, come dice il buon Achille Laura, una sana dose d’incoscienza perché ancora prima di conoscenza, scienza e intelligenza, l’amore è slancio verso l’ignoto, coraggio nel fidarsi, ovviamente il vero amore poi non può fermarsi a questo, deve prendere coscienza, deve avere solide radici.

Voto – 1 Cor 13,2: « E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla

Bresh – La tana del Granchio

«Sono soltanto un uomo e non ci so fare». In questa canzone il cantautore genovese mette tante immagini e tante interpretazioni, il ritornello ci porta a madri che si sgolano, a borse bucate e chitarre che non suonano. Ho provato a immaginare perché un granchio abbia bisogno di una tana, visto che comunque porta sempre con sé il carapace, e mi son detto alla fine “anche i duri hanno bisogno di un posto dove poi ripararsi”. Sembra proprio così anche i granchi hanno bisogno di una tana, di un luogo che possono chiamare casa. In una società che ci vuole duri e forti è bello ogni tanto fare i conti anche con la propria fragilità, con la consapevolezza che alle volte “non ci so fare”. Bresh in qualche modo ci ricorda che siamo sempre bisognosi, che c’è sempre un qualcosa da cui guarire. È la storia di tutti noi che ci sentiamo centurioni, con spade e armature ma che ci salviamo nella misura in cui abbiamo il vero coraggio di chiedere aiuto, di affidarci a chi davvero può tendere una mano, a chi davvero con la sua Parola può salvarci

Voto – Mt 8,8: « Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito».

Brunori Sas – L’albero delle noci

«Hai cambiato l’architettura e le proporzioni del mio cuore». Diciamocelo chiaramente; quando un cantautore scrive una canzone per il proprio figlio sarà comunque un successo, poi se il cantautore è Brunori Sas andiamo sul sicuro. Una canzone, dicevamo, dedicata alla figlia già nata da qualche anno che presenta le paure e le ambizioni di un padre di fronte al mistero della vita. Un padre che non si sente in grado di fare il padre, e credo che questo sia il primo passo per fare bene qualcosa, riconoscersi mancanti; perché solo in questo modo ti metti nella condizioni di camminare, la vita è molto più grande di noi e prima lo riconosciamo e prima viviamo meglio! Ma allora dovremmo stare a crogiolarci per tutto il tempo della nostra esistenza? No, c’è un elemento che ha la forza e la capacità di cambiare tutto ed è l’amore (plot twist); l’amore, quello vero, come ci dice il cantautore Calabrese è capace di ridimensionare la nostra vita, è capace di cambiare proporzioni e architetture del cuore; l’amore è capace di farci osare! E questo fa paura, lo esprime Brunori benissimo, sa che nel cuore dell’uomo c’è difficoltà ad abituarsi a tutta questa felicità; pensate quando si riceve una delusione (vacche magre e vacche grasse)! Ma l’amore, lo sappiamo, non è spiegazione di sistemi, l’amore è volto e sono nomi, l’amore fatto da persone capaci di farci mettere in discussione di nuovo tutto nonostante le ferite, l’Amore è davvero capace di gettare via cavallo e cavaliere!

Voto – Es 15,1: «voglio cantare al Signore, perché ha mirabilmente trionfato: cavallo e cavaliere ha gettato nel mare»

Clara – Febbre

«Non dire “je t’aime”, dimmelo se ciò che provi è solo febbre». Si ripresenta per il secondo anno consecutivo Clara, dopo l’esperienza dell’anno scorso con Sanremo Giovani riproponendo un brano non troppo distante da Diamanti Grezzi. Nel brano di quest’anno la giovane cantante fa emergere una problematica frequente anzi frequentissima tra i giovani: fare le scelte in base alle emozioni. Parto da quanto affermava il filosofo Bauman: «le emozioni passano, i sentimenti vanno coltivati»; per poi tornare alla canzone di Clara la quale afferma che vuole sentirsi dire ti amo solo se ciò che si prova è febbre, un qualcosa che va e viene, che scende e che sale. Questo è un rischio fortissimo della nostra società; andare alla ricerca solo delle emozioni, delle varie “febbri” sparse di qua e di là; questo è un grande rischio perché si tende sempre più a fare delle scelte in base alle proprio emozioni, solo che poi l’emozione appunto passa ma la scelta rimane. E badate questo vale per tutti gli aspetti, positivi e negativi, amorosi e di amicizia, sociali e religiosi; ricordo con simpatia un giovane che una volta mi disse “io vado a quell’Adorazione perché in quel posto piango”, nulla di più sbagliato perché quando finiranno le lacrime, quando finiranno i momenti intensi alla fine ci chiederemo «Non so che faccio qui, il buio è tagliato dalle luci viola»

Voto – Mt 7, 25: «Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia»

Coma_Cose – Cuoricini

«Un divano e due telefoni è la tomba dell’amore». Grande ritorno per i Coma_Cose al Festival di Sanremo con un pezzo “diverso” da quanto portato nelle due passate edizioni, sicuramente è un pezzo molto più pop e che strizza l’occhio ai social; già me le vedo le varie storie con la canzone. Credo però che al di là del ritmo bello ed incalzante la canzoni abbia un testo molto ricco; infatti affronta la difficoltà del comunicare, il rischio di cercare sempre e solo le approvazioni nel mondo virtuale. La canzone parla infatti di una coppia in crisi che fatica a comunicare nella vita reale ma che sui social va alla grande «E tu nemmeno ti mettevi ad ascoltare, tu mettevi solo Cuoricini, cuoricini». Mai una tematica fu più azzeccata, stiamo sempre più perdendo la capacità di incontrarci dal vivo, di parlare guardandoci in faccia e in compenso stiamo coltivando tanti leoni da tastiera, tanti giovani che fingono reazioni per sentirsi approvati. Siamo chiamati ad alzarci, ad andare, ad avere il coraggio di un incontro reale molto più difficile ma molto più appagante.

Voto – Mc 10, 49-50: «Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù»

Elodie – Dimenticarsi alle 7

«Nella tua solitudine sembra tutto più facile così». Ennesima partecipazione di Elodie al Festival di Sanremo, nonostante i tanti pronostici e le aspettative la cantante campana non ha brillato in questa gara, con un brano che non spinge abbastanza per entrarti davvero dentro. La canzone parla di una notte e via passata con una persona con il solo obiettivo di dimenticarsi alle 7. È l’evanescenza dei rapporti e delle relazioni, la ricerca del solo piacere che però poi non porta a nulla. Ben altra cosa è il vero amore, quello va oltre la vita terrena stessa ed è capace di smuovere le montagna, non può essere dimenticato l’amore perché il vero amore è eterno

Voto – Sal 118, 1-2: «Rendete grazie al Signore perché è buono, perché il suo amore è per sempre. Dica Israele: «Il suo amore è per sempre».

Fedez – Battito

«Vorrei guarire, ma non credo, vedo nero pure il cielo». Seconda partecipazione a Sanremo per Federico Lucia in arte Fedez, questa volta porta un brano sulla salute mentale e sarebbe una cosa molto bella se non fosse tutto ciò che gli fa da contorno; un peccato perché la canzone è molto orecchiabile, ma non basta un buon testo per abbassare i vari polveroni che agiti. Mettendo di lato i dubbi su quanto sia voluto e su quanto sia un caso la canzone si mostra molto forte e il tema sta molto a cuore alle persone; e così il rischio è quello come sempre di farcela da solo, di cadere nella cultura del self made; quando invece siamo creati ontologicamente per avere qualcuno affianco, per non restare soli, qualcuno che ci aiuti a non mettere le due gocce di veleno nel nostro bicchiere; mai confidare solo in se stesso, chi è guida di se stesso è un folle.

Voto – Ger 17,5: «Maledetto l’uomo che confida nell’uomo, che pone nella carne il suo sostegno e dal Signore si allontana il suo cuore.

Francesca Michelini – Fango in paradiso

«Non so se vorrei rifarlo da capo quasi speravo tu mi avessi tradito». Terza partecipazione di Francesca Michelin a Sanremo, dopo due secondi posti la cantante porta una ballata dal sapore classico che racconta la fine di un amore che ha portato “centomila lacrime”. È la storia di chi deve raccogliere i cocci di una storia finita perché doveva finire, nessun tradimento, nessun dramma esagerato; semplicemente si arriva ad un punto nella vita in cui si capisce che alcune cose non possono evolversi più di tanto, che alcune cose portano ad un binario morto, solo che il fallimento orami non è qualcosa di previsto nella nostra vita soprattutto nei legami sentimentali; ma bene diceva Fabio Rosini: «il miglior fidanzamento non è quello che finisce con il matrimonio, ma quello che finisce nella verità». Nelle nostre relazioni abbiamo bisogno di verità, capire, comprendere e agire! E questo non vuol dire annullare tutto, non vuol dire cancellare; significa fare tesoro, conservare ciò che di prezioso abbiamo tirato fuori e andare avanti con nuovi inizi che ci troveranno diversi, cambiati, maturati e cresciuti.

Voto – Qo 7,8: «Meglio la fine di una cosa che il suo principio; è meglio un uomo paziente che uno presuntuoso».

Francesco Gabbani – Viva la vita

«Che cosa vuoi che sia su tutti i lividi farà da anestesia, e se ci brucerà se ci porta via, e se ci porta via, Viva la vita così com’è». Gabbani ci porta un inno alla vita semplice e genuino dal ritornello che ti entra subito in testa e soprattutto, cosa non scontatissima in questo Festival, canticchiabile. Che dire? La canzone nella sua semplicità arriva e invita ad accettare la vita così com’è senza troppi drammi o senza chissà quali rimpianti, ognuno ha quel che ha bisogno di avere, dovrebbe solo crederci un po’ di più. Tre verbi mi colpiscono di questa canzone: “darsi il cambio”, “aiutarsi” “consumarsi al vento”; credo siano la sintesi di una vita ben spesa, di una vita vissuta bene! Soprattutto l’ultimo, il sapersi consumare per gli altri, per amore, perché lo sappiamo e ce lo ricorda Chiara Corbella: “l’amore ti consuma ma è bello morire consumati proprio come una candela che si spegne solo quando ha raggiunto il suo scopo”

Voto – Fil 20,1: « Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno»

Gaia – Chiamo io chiami tu

«Chi è il primo che cede stasera, dimmi dove sei». Canzone un po’ monotona nel testo, è una sfida a chi chiama per prima, a chi cede. L’amore si sa è anche compromessi, è un venirsi incontro, è un vivere l’arte delle porte socchiuse; non chiuse totalmente ma nemmeno aperte e spalancate da permettere all’altro di entrare quando gli pare. Amare significa appunto socchiudere le porte, dare all’altro la possibilità di aprirla perché la relazione è sempre fatta da due persone e non può essere mai a senso unico, il rischio sarebbe un rapporto malato e ossessivo. Così fa il Signore con noi, ci chiama, ma non impone, lascia libera la scelta di aprire questa porta oppure no.

Voto – 1 Sam 3,10: «Venne il Signore, stette accanto a lui e lo chiamò come le altre volte: «Samuele, Samuele!». Samuele rispose subito: «Parla, perché il tuo servo ti ascolta»

Giorgia – La cura per me

«Non so più quante notti ho aspettato per finire a ingoiare tutta la paura». Torna Giorgia con la sua voce forte e potente, diciamocelo Giorgia potrebbe anche cantarci la lista della spesa e andrebbe bene comunque. La canzone, scritta da Blanco, parla di una cura ma anche di una paura, la paura di sbagliare ancora nel fidarsi, la paura di gettarsi a capofitto in nuove relazioni. Quanto ci fa paura lanciarsi, quanto ci costa; eppure l’altro, però, rappresenta la cura per me come canta Giorgia, è l’unico modo per uscire dal guscio delle mie protezioni che mi lasciano fermo al semaforo della vita, e anche se abbiamo paura, anche se ci fa male lo sappiamo che in fondo, come dice la canzone, è proprio questo che cerchiamo, siamo chiamati a vincere le nostre paure, ad affrontare la folla per la relazione faccia a faccia e cuore a cuore con l’altro.

Voto – Lc 8, 42-44: «Mentre Gesù vi si recava, le folle gli si accalcavano attorno. E una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, la quale, pur avendo speso tutti i suoi beni per i medici, non aveva potuto essere guarita da nessuno, gli si avvicinò da dietro, gli toccò il lembo del mantello e immediatamente l’emorragia si arrestò».

Irama – Lentamente

«Ma non cambia niente, lentamente, si sta spegnendo ogni fottuto sentimento». Irama ci porta nel classico per le sue corde, una ballata struggente con tanti ululati e struggimenti. La canzone parla di un processo di distruzione che si è avviato lentamente; ed è la storia di ogni rapporto. Non pensate che le cose succedano da un momento all’altro, dietro vi è sempre un processo lento e il più delle volte impercettibile. Il guaio è che molte volte non ci facciamo caso e ci rifugiamo dietro il “che vuoi che sia”, ma nella vita tutto nasce piccolo per poi espandersi. Il trucco dunque è aprire gli occhi, è avere il coraggio di cogliere le piccole cose, perché è nel piccolo che Dio si rivela, non nel terremoto, non nel fuoco ma in una piccola e leggera brezza

Voto – 1 Re 19, 11-13: «Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna»

Joan Thiele – Eco

«Qui la paura non ha età, tu fissala forte dentro gli occhi, spara al centro qui la notte non ci fotte». Prima partecipazione per Joan Thiele al Festival di Sanremo, l’artista porta un brano dedicato al fratello dai ritmi a tratti blues e jazz. La canzone è un invito a prendere il toro per le corna, guardare in faccia la paura che molte volte ci fotte; l’invito dunque è a sconfiggere la paura che non ha età, è un invito a dare vita alle proprie idee; la canzone è un invito a vivere l’antagonista della paura che non è il coraggio, perché, come diceva Spinoza, la paura nasce quando temiamo qualcosa che potrebbe verificarsi e creare tristezza, dolore, sofferenza; dunque la sua nemesi è la speranza, per vincere la paura non dobbiamo essere coraggiosi ma dobbiamo essere uomini e donne di speranza che vanno oltre, che sanno guardare oltre ogni altro oltre.

Voto – Rm 4,18: «Egli credette, saldo nella speranza contro ogni speranza, e così divenne padre di molti popoli»

Lucio Corsi – Volevo essere un duro

«Io volevo essere un duro, però non sono nessuno; non sono altro che Lucio». Grande rivelazione di questo Festival, vince il premio della Critica, si piazza al secondo posto e ci regala uno dei duetti più belli della storia del Festival con Topo Gigio. Il cantautore di Grosseto ci porta un testo bello e profondo in cui invita a buttare via le maschere che vogliamo costruirci a tutti i costi per piacere agli altri; sempre alla ricerca di qualcosa che non ha nulla a che fare con noi stessi; perché alla fine essere coerenti è diventata la cosa più eroica di tutte. Lucio Corsi c’invita con la sua canzone a non scappare da noi stessi; “perché in fondo è inutile fuggire dalle tue paure”; c’invita ad abbracciare le nostre fragilità, a dirci che andiamo bene così come siamo perché le “lune senza buche sono fregature”. Non è un caso che nel Vangelo Gesù chiami beati non i duri quelli forti, ma quelli che vivono e abbracciano la propria fragilità, consapevole che sarà il Signore stesso a farsi carico delle nostre fragilità e delle nostre ferite per trasformarle in feritoie.

Voto – Lc 6, 20-23: « 20Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti».